Nel deserto di Marrakech in quad

di
Il Deserto di Marrakech © Andrea Lessona

Il Deserto di Marrakech © Andrea Lessona

Ricami di neve sulle montagne dell’Atlante disegnano l’orizzonte intorno al deserto di Marrakech. Lo attraverso in quad, guardando questa immensità brulla nella visiera azzurra del casco: obbligo pesante per cavalcare la moto a quattro ruote, e seguire la scia di polvere rosa della mia guida.

Amed è un abile equilibrista, zigzaga sul terreno squilibrato, fa la strada e non mi perde mai di vista nel suo sguardo protettore. L’ho incontrato stamane al Maroc Loisirs, un centro sportivo polifunzionale al chilometro 11 sulla Route d’Ourika, a pochi minuti di macchina da Marrakech.

I servizi offerti sono molti: nella struttura nata nel 2005 si può godere di nuotate rilassanti nella piscina, giocare a ping pong o a bocce e cavalcare pony e puledri sotto la supervisione di insegnanti qualificati. Dallo spiazzo antistante il centro, buggy e quad parcheggiati aspettano i visitatori più coraggiosi per affrontare il deserto.

Poche dettagliate spiegazioni di come funzionano i mezzi, il casco ben calato sulla testa e via verso un viaggio che, a seconda dei pacchetti, dura due giorni come due ore. Io ho scelto questa opzione e, sin dai primi metri, ho iniziato a star dietro alla mia guida.

Prima abbiamo attraversato la distesa di terra brulla vicino al Maroc Loisirs, e abbiamo tagliato verso un agglomerato di case in fango dove svetta un edificio dalla torre altissima simile alla Koutoubia. Superata la sua ombra in una curva stretta, ho visto molte abitazioni basse, le mura scrostate e bruciate dal caldo opprimente, in cui la gente vive con grande dignità.

Un asinello a mangiare nella sua greppia, la bottega di un fabbro a picchiare il ferro, qualche ragazzo ad accelerare il proprio motorino sul cavalletto, e siamo usciti sulla strada che costeggia uno dei tanti canali in cui scorre l’acqua vitale di questa zona. Abbiamo percorso l’asfalto per mezzo chilometro sino a una deviazione che porta nel deserto.

E adesso sono qui, a cavallo del mio quad, le braccia strette al manubrio, il pollice destro sull’acceleratore per non perdermi Amed e la sua velocità esperta. Stanco di vento impolverato ci fermiamo proprio sotto uno dei pochi alberi spelati della zona. Scendo dalla moto per far camminare le gambe intorpidite, e arrivo davanti a un’antica fortezza dalle mura di fango diroccato. Il sole le attraversa obliquo, unico visitatore quotidiano di un edificio senza nome né futuro.

Una sigaretta fumata veloce, qualche parola balbetta in francese e Amed ed io torniamo in sella. Il sentiero è accidentato, fatico a tenergli dietro la moto, ma ogni chilometro acquisto confidenza con il mezzo. Tanto che quando incontro un pastore vicino al suo gregge, stacco la mano dal manubrio e me la batto sul petto in segno di saluto e rispetto. L’uomo, vestito di caftano nero e zucchetto bianco, alza il bastone, e ricambia.

Il tempo nel deserto sembra eterno come il nulla. Solo qualche casa e qualche bambino sorridente, che corre dietro al mio quad, mi ricordano che la vita è anche qui. Qui dove un camion ha versato sabbia per riparare i buchi di fango di una casa, e ha bloccato il sentiero. Aspettiamo pazienti che il proprietario la sposti col badile e liberi la strada con fatica e un sorriso.

Dopo quasi due ore di traversata, a pochi chilometri dal centro di Maroc Loisirs, la guida si ferma davanti a una nuova abitazione: entriamo nel cortile a cielo aperto in cui una gallina e alcuni conigli litigano, mentre la donna in cucina ci prepara un tè verde alla menta per lavare via la polvere dalla bocca e dissetarla.

Amed ed io ci sediamo nell’ombra a guardare le foto dei nostri figli, lingua comune di due padri che si intendono a gesti e poche parole di francese.

I commenti all'articolo "Nel deserto di Marrakech in quad"

Scrivi il tuo commento tramite

Loading Facebook Comments ...
Loading Disqus Comments ...